Capita a tutti di avere il cuore appesantito, delle domande a cui non sappiamo dare risposta, dei pesi dai quali non riusciamo a liberarci. E forse oggi anche tu ti senti così, schiacciato da una situazione di cui non riesci ad avere il controllo, scoraggiato dalla convinzione che la circostanza che stai passando non possa avere esito diverso da quello che hai già preventivato, e probabilmente, umanamente parlando, hai tutte le ragioni per esserne convinto.
Sappi che circa 2500 anni fa il re Ezechia si sentiva allo stesso modo, minacciato dall’invasione del re assuero Sennacherib che intendeva conquistare la città di Gerusalemme.
In 2 Re al capitolo 18 leggiamo che il sovrano dell’Assiria aveva inviato il suo messaggero Rabsachè per scoraggiare il popolo e quando Eliachim, sovraintendente del palazzo, Sebna, il segretario e Ioa, l’archivista, riferirono queste parole a Ezechia, egli “si stracciò le vesti, si vestì di sacco, ed entrò nella casa del Signore” (cap.19, v.1)
Ciò che colpisce è l’atteggiamento del re di Giuda, al versetto 14, che davanti alla minaccia sceglie, come prima cosa, di recarsi alla casa del Signore e rivolgersi a Lui in preghiera. Ezechia srotola la lettera, apre il suo cuore davanti a Dio e Gli racconta a “tu per tu” tutto ciò che lo turba. (2 Re 19:14-19)
Al versetto 20 è scritto che il Signore udì la preghiera di Ezechia e leggendo sino alla fine del capitolo vediamo il Signore operare in suo favore distruggendo miracolosamente l’accampamento assiro.
Si, perché quando dinanzi alle preoccupazioni scegliamo di andare a Dio, Egli ascolta il grido del nostro cuore, e questa consapevolezza ci basta, la certezza incrollabile che il Signore, da quel momento, ha il pieno controllo di quanto stiamo vivendo e che ci condurrà dove Egli sa, è meglio per noi.
Ancora oggi, qualora ci trovassimo anche noi dinanzi ad una “minaccia assira” vogliamo stabilire le giuste priorità, recarci ai piedi del Signore e come fece Ezechia gridare a Lui, aspettando con fede il suo intervento perché Dio è fedele ed ha cura di noi.




